Volontariato digitale: aiutare gli altri senza uscire di casa

Dalle traduzioni online alla gestione dei social per le associazioni: il volontariato digitale sta cambiando il modo in cui le persone partecipano al Terzo Settore, soprattutto tra le nuove generazioniResta però una domanda aperta. resistera’ la dimensione comunitaria?

Il volontariato digitale: aiutare gli altri senza uscire di casa. Di che cosa si tratta?
Dalle traduzioni online alla gestione dei social per le associazioni: il volontariato digitale sta cambiando il modo in cui le persone partecipano al terzo settore, soprattutto tra le nuove generazioni.
Fare volontariato senza uscire di casa può sembrare un paradosso. Eppure negli ultimi anni è diventata una realtà sempre più diffusa. Si chiama volontariato digitale, o digital volunteering e indica tutte quelle attività di supporto alle organizzazioni sociali svolte attraverso internet e
strumenti digitali.
Il fenomeno si inserisce in un contesto molto più ampio. In Italia il terzo settore è una realtà estremamente articolata: secondo l’ISTAT, nel 2023 le istituzioni non profit attive nel paese erano 368.367, con 949.200 lavoratori dipendenti coinvolti nel settore.
Accanto al lavoro retribuito, resta centrale il contributo dei volontari. Sempre secondo i dati ISTATvpiù recenti, nel 2023 circa 4,7 milioni di persone, pari al 9,1% della popolazione sopra i 15 anni, hanno svolto attività di volontariato, sia attraverso organizzazioni sia tramite aiuti diretti alla
comunità.


In questo panorama sta emergendo una nuova modalità di partecipazione: il volontariato online. Il volontariato digitale consiste nel mettere a disposizione tempo e competenze attraverso la rete. Può significare tradurre documenti per organizzazioni internazionali, gestire i social media di una piccola associazione, aiutare nella costruzione di siti web, offrire consulenze professionali a distanza oppure partecipare a progetti di tutoraggio online. Durante la pandemia questo modello ha conosciuto una forte accelerazione. Diverse ricerche sulsettore hanno mostrato che oltre il 90% delle organizzazioni di volontariato ha dovuto spostare parte delle proprie attività online, contribuendo alla crescita dei cosiddetti “digital volunteers”.


Non si è trattato solo di una soluzione temporanea. Molte organizzazioni hanno continuato a utilizzare strumenti digitali per coinvolgere volontari anche dopo la fine delle restrizioni, trasformando il volontariato online in una pratica stabile.La dimensione digitale, inoltre, cambia anche il profilo dei volontari. Studi recenti (come quello sull’impegno civico dei volontari digitali dell’University of Maine, 2024) indicano che chi partecipa
a forme di volontariato virtuale tende a essere più coinvolto anche in altre attività civiche, conuna maggiore probabilità di donare a organizzazioni benefiche o di far parte di associazioni.
Il digitale permette inoltre di superare i limiti geografici. Grazie alle piattaforme online, una persona può collaborare con un’organizzazione che opera in un’altra città o addirittura in un altro paese. Un esempio è il programma Online Volunteering delle Nazioni Unite, che coinvolge volontari da tutto il mondo in progetti di ricerca, traduzione e supporto digitale.
Questo modello risponde anche a un cambiamento più generale nel modo in cui le persone partecipano alla vita civica. Sempre più volontari cercano forme di impegno flessibili e compatibili con il lavoro o lo studio e il digitale offre proprio questa possibilità.
Resta però una domanda aperta. Se il volontariato si sposta sempre di più online, cosa succede alla dimensione comunitaria che storicamente ha caratterizzato il terzo settore? Molti osservatori (come United Nations Volunteers) ritengono che il volontariato digitale non sostituirà quello tradizionale, ma lo affiancherà. Più che un’alternativa, rappresenta una nuova porta di ingresso alla partecipazione civica, soprattutto per chi non avrebbe il tempo o la possibilità di impegnarsi in presenza.

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